Libretto della Celebrazione per la Veglia di preghiera per la pace del 7 settembre 2013, presieduta dal Santo Padre Francescodi FABRIZIO CONTESSA e FRANCESCO RICUPERO
«Don Pietro, cominciamo noi a preparare qualcosa». Ascoltato, domenica scorsa all’Angelus, l’appello del Pontefice per la pace in Siria, è stata la gente, la gente di Roma, che ha il Papa per vescovo, a correre in parrocchia. A cercare i propri sacerdoti per ricevere maggiori informazioni. E per promuovere iniziative. Segno della vitalità della diocesi e, anche, della presenza incisiva del suo clero, sollecitato dal cardinale vicario Agostino Vallini, che nei giorni scorsi ha diffuso una lettera nella quale esortava ad accompagnare l’iniziativa del Santo Padre a favore della pace.
Don Pietro Bongiovanni, parroco di San Salvatore in Lauro, nel cuore della capitale, racconta così la reazione dei suoi parrocchiani. «Siamo stati un po’ sorpresi. Non tanto dall’appello del Papa, di cui sappiamo l’attenzione con cui segue le vicende delle popolazioni sofferenti, quanto della reazione dei fedeli. Sono venuti a chiedere, a domandare. Confesso che anch’io sono stato preso alla sprovvista. Loro insistevano: “Dai, don Pietro, cominciamo noi a fare qualcosa”». Il sacerdote sottolinea che sono state proprio «le parole del Papa, il tono particolarmente severo della sua voce, a far scattare come una molla tra la gente». Infatti, sottolinea don Pietro, «non c’era finora la consapevolezza della gravità della situazione. Certo, la televisione ci aveva mostrato delle immagini tremende, ma la gente purtroppo è come assuefatta. Le parole del Papa, invece, hanno risvegliato il cuore delle persone». Così in questa piccola parrocchia del centro storico di Roma è partita la macchina organizzativa per preparare al meglio la giornata di penitenza e di preghiera di sabato. «Martedì pomeriggio, insieme con gli altri parroci della prefettura, ci siamo incontrati con il vescovo ausiliare del nostro settore, Matteo Zuppi, per studiare il da farsi». Ovviamente, i tempi erano stretti. Non c’era di mezzo la domenica, per i sacerdoti normale canale privilegiato per incontrare e coinvolgere i fedeli nelle iniziative. Non è ripresa ancora nemmeno la normale attività pastorale dell’oratorio e dei gruppi di catechismo con i quali le parrocchie riescono a raggiungere con facilità le famiglie. «Abbiamo deciso di prepararci all’incontro di sabato con il Papa con due giornate, giovedì e venerdì, nei quali abbiamo invitato i fedeli all’adorazione eucaristica e alla messa celebrata per la pace». E per raggiungere quante più persone possibile sono stati utilissimi i gruppi e le associazioni che fanno capo alla parrocchia. «In particolare qui da noi è ben radicata la presenza dei gruppi di preghiera di Padre Pio. Una realtà che opera senza clamori, ma che riesce a coinvolgere tante persone. Sabato sera in piazza San Pietro contiamo di essere davvero in tanti». Dal centro di Roma alla periferia. Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi è una parrocchia che dal 1998 è affidata alla cura pastorale della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo. «La principale opera di sensibilizzazione nel quartiere è stata affidata al gruppo di Comunione e liberazione che opera all’interno della parrocchia — spiega l’amministratore parrocchiale, don Paolo Desandrè — comunque tutti noi sacerdoti, fin dalla messa serale di domenica scorsa ci siamo attivati per ricordare l’appuntamento di sabato e spiegare, per quanto possibile, l’importanza di rispondere all’invito del Papa che ha chiamato al digiuno e alla preghiera». In ogni caso, per chi non potrà recarsi in piazza San Pietro, come è possibile leggere sul sito in rete della parrocchia, si terrà l’adorazione eucaristica e la recita del rosario secondo le intenzioni del Santo Padre. «Contiamo comunque di andare in tanti dal Papa. La figura di Francesco sta facendo davvero breccia nei cuori della gente. Basti pensare che il gommista che ha la sua officina qui vicino e che, diciamo così, non è proprio una presenza assidua in parrocchia, adesso va tutte le domeniche in Piazza San Pietro per l’Angelus di Papa Francesco. Chissà che sabato non venga anche lui». Di Papa Francesco e della sua capacità di toccare i cuori anche dei più scettici e critici nei confronti della Chiesa parla anche don Mario Pecchielan, da oltre quindici anni a San Giovanni Battista de Rossi, all’Appio Latino. «L’appello del Papa — ammette — ci ha preso un po’ di sorpresa. In parrocchia c’è ancora un clima semiestivo, nel senso che le normali attività non sono ancora riprese. Così abbiamo attivato un giro di telefonate e di e-mail. In casi come questi sono molto utili anche i social network». Comunque, aggiunge, «finora la risposta mi pare abbastanza buona. La gente ha accolto l’appello del Papa. Sabato mi aspetto di incontrare anche molte persone che normalmente non frequentano. Papa Francesco sta toccando il cuore della gente». Rimarrà aperta fino a mezzanotte, e forse oltre, la chiesa di San Giuda Taddeo, all’Appio Latino, per consentire a tutti i fedeli, impossibilitati ad andare a piazza San Pietro, di riunirsi in preghiera. Spiega il parroco don Attilio Nostro: «Andremo tutti insieme in metropolitana a piazza San Pietro a pregare con Papa Francesco. Saremo in tanti, per esprimere la nostra vicinanza, la nostra solidarietà e il nostro dolore alle popolazioni dilaniate dalla guerra». Per coinvolgere non solo i parrocchiani, ma anche tutti gli abitanti del quartiere, don Attilio ha fatto stampare centinaia di volantini e li ha fatti affiggere nei negozi, alle fermate dei bus, nei palazzi. «Dopo l’Angelus ho capito che bisognava fare qualcosa non solo con il digiuno e la preghiera, ma anche con un coinvolgimento emotivo. È giunto il momento — spiega il parroco — di dire basta a questa violenza. Bisogna porre fine agli interventi militari. In Siria la guerra c’è già, e ha mietuto molte decine di migliaia di vittime innocenti. Ha fatto bene il Papa a focalizzare l’attenzione su questa tragedia. Speriamo che possa coinvolgere anche i leader di altre confessioni religiose». Per don Attilio, sarebbe opportuno che i Paesi occidentali la smettessero di vendere armi alla Siria. «Il problema non è in primo luogo costituito da Assad o dai ribelli, ma innanzi tutto da chi fornisce i carri armati. Occorre un efficace intervento diplomatico per trovare una via di uscita». Non potranno invece andare a piazza San Pietro, ma dopo la messa delle 18 parteciperanno a un’adorazione eucaristica, i ragazzi della parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria, appena partiti per un campo scuola insieme al parroco, don Benoni Ambarus. In questa parrocchia si respira un clima diverso da quando il Papa vi è andato in visita lo scorso maggio in occasione delle prime comunioni. «Da quel giorno — spiega don Benoni — tutto è cambiato. Siamo diventati una sola e grande famiglia. C’è uno spirito di collaborazione e condivisione che non si era visto prima. E questa grande famiglia aderirà in massa all’appello di Francesco, perché i siriani sono nostri fratelli».
© www.osservatoreromano.va - 7 settembre 2013