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Vacate et Videte, Fermatevi e contemplate - Il reale significato del riposo
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"Fermatevi e sappiate che Io sono Dio"
(sl. 46,11)
Sul terzo comandamento e sul significato del riposo cristiano facciamo sicuramente un po' di confusione.
"Ricordati di santificare le feste" annuncia il terzo comandamento, facendo eco non solo alle meraviglie che Dio compie per il suo popolo ma anche al tempo necessario per poterle contemplare. Lo sguardo della contemplazione è qualcosa di cui non siamo abituati sempre presi dal correre esistenziale e dalla frenesia della produttività e del consumo.
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L'INCREDULITÀ DI UNO A BENEFICIO DELLA FEDE DI TUTTI
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«Mio Signore e mio Dio!».
Tommaso è per l'evangelista il prototipo della incredulità del collegio apostolico e richiama anche l'incredulità di ciascuno di noi.
Per questo, come osserva San Gregorio Magno, la divina disposizione ha fatto sì che uno per tutti, carico delle nostre incredulità, potesse cancellarle per sempre e toccare con mano il corpo glorioso del Signore Gesù Cristo risorto.
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Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Il Cuore, il Cuore di Cristo è medicina per il cuore, ogni cuore.
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Ci sono alcune malattie del cuore che sono insanabili.
Solo la grazia può guarirle. Solo il cuore di Cristo può guarire le malattie e le ferite del cuore. Solo il Cuore sana il cuore inquieto, ferito, contorto, ripiegato, rattrappito, superficiale, ego-riferito. Ed è devozione, ben lontana da ogni forma di devozionalismo e di patinatura vanesia.
È un mistero eppure è così.
AMEN ALL'EUCARESTIA
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L’Amen come risposta al vertice dossologico della Preghiera Eucaristica è il momento più alto della Liturgia e come tale andrebbe proclamato solennemente con il canto.
La Chiesa dovrebbe tremare a questa proclamazione.
Il canto esprime il massimo della Solennità di quello che noi partecipiamo come Liturgia (cioè azione nostra, benché sacra) all’Opera di Dio.
San Girolamo affermava:
«Dov’è mai che con
tanto desiderio e tanta
assiduità si corre alle
chiese e ai sepolcri dei
martiri così come a
Roma? Dov’è mai che
l’Amen rimbomba simile a un tuono dal cielo
e si scuotono i vani templi degli idoli così come a
Roma? Non che i Romani abbiano un’altra fede,
se non questa, quella cioè che hanno tutte le
Chiese di Cristo; ma ciò si deve al fatto che in essi
la devozione è maggiore, e maggiore è la semplicità per credere»
(S. Girolamo, in Gal 2, r; PL 26, 355c)
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