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Osserviamo la regola che abbiamo promesso
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P. Raniero Cantalamessa
1. Il carisma allo stato nascente
La mia riflessione inizia con una domanda: cosa ricordiamo esattamente in questo anno 2009? Non l'approvazione della "Regola che abbiamo promesso", che è la Regola Bollata, ma l'approvazione orale, da parte di papa Innocenzo III, della primitiva regola, perduta, di san Francesco. Fra quattordici anni, nel 2023, si celebrerà il centenario della Regola Bollata e in quell'occasione, si può essere sicuri, si parlerà in lungo e in largo di essa e della sua importanza.
San Giuseppe - Conversazioni ascetiche del Beato Giuseppe Allamano
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San Giuseppe
Da "La Vita Spirituale"- Conversazioni ascetiche del Beato Giuseppe Allamano, Fondatore dei Missionari (1901) e delle Suore Missionarie della Consolata (1910) - Torino.
ONORARE S. GIUSEPPE - S. Giuseppe viene certamente subito dopo Maria SS.; quindi è il primo da onorare dopo di Lei: il Suarez, con Gersone, Insolano ed altri, affermano che S. Giuseppe fu santificato prima della nascita (1068). Infatti, se così fu di S. Giovanni Battista per il suo ufficio di Precursore di Nostro Signore, quanto più deve esserlo di S. Giuseppe, il quale, come diciamo in una delle preghiere in preparazione della Messa, doveva non solum videre et audire, sed portare, deosculari, vestire et custodire il Divin Redentore.
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Haurietis aquas - Papa Pio XII sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù
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Papa Pio XII sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù 15 Maggio 1956
Il Pontefice sostiene l'opportunità di praticare il culto al Cuore Sacratissimo di Gesù. Tale culto, da molto tempo diffuso nella Chiesa, affonda profondamente le radici nelle pagine stesse del Vangelo. Il Cuore di Gesù ha avuto una partecipazione attiva e rilevante nella missione salvifica del Redentore. Pertanto, il culto al Cuore di Gesù è doveroso e riconoscente culto alla Persona del Verbo Incarnato. Esso è prezioso vessillo di salvezza anche per il mondo moderno. Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e agli altri Ordinari locali che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica.
Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.
Introduzione
MIRABILE SVILUPPO DEL CULTO AL SS. CUORE DI GESÙ NEI TEMPI MODERNI
"Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore" (Is 12,3). Queste parole, con le quali il profeta Isaia simbolicamente preannunciava le molteplici e abbondanti benedizioni di Dio, che l'èra cristiana avrebbe apportato, spontanee ritornano alla nostra mente, allorché diamo uno sguardo ai cento anni che sono trascorsi da quando il nostro predecessore di i. m. Pio IX, ben lieto di assecondare i voti del mondo cattolico, si compiaceva di estendere e rendere obbligatoria per la chiesa intera la festa del cuore sacratissimo di Gesù. Innumerevoli infatti sono le grazie celesti che il culto tributato al cuore sacratissimo di Gesù ha trasfuso alle anime dei fedeli, purificandoli, confortandoli con superbe consolazioni, e incitandoli ad acquistare ogni virtù.
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Il grande peccato
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"alla Tua luce vediamo la luce" (Sl. 36,10)
La Superbia
«Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato».
(Sl. 51,3-4)
Dice bene il salmista: "lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato." (Sl. 51)
Se c'è infatti un peccato che si insinua nella nostra vita, nel nostro quotidiano e che è fonte di tutti i peccati è proprio quello della superbia.
Per questo possiamo definirlo come "il grande peccato".
Mentre gli altri vizi si oppongono, per così dire, ad una specifica virtù, la superbia si insinua ovunque e danneggia più profondamente la nostra vita.
Infatti la superbia non si pone solo come opposto all'umiltà ma inquina grandemente tutti i vizi ponendosi come incipit della rovina dell'uomo.
E' per superbia che l'angelo portatore di luce è diventato satana e ha corrotto nel suo stesso verme malato i nostri progenitori.
La superbia fa presa su ciò che di buono c'è nel nostro cuore stravolgendolo in una dinamica distruttoria e competitiva al contempo. Stravolge il dono di "essere come Dio" perché ciò diventi una pretesa senza l'aiuto e la grazia di Dio stesso.
Il che, evidentemente, è impossibile. Continua qui
Il grande peccato: la superbia
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